Gianluca Zamuner

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Gianluca Zamuner

“Il tuo consulente immobiliare personale specializzato solo nella ricerca dell’immobile dei tuoi sogni”

Caro lettore,

fin da piccolo mi chiamavano il Re dei libri di scuola “usati”. Hai presente quel gran business che si creava ogni inizio dell’anno scolastico quando, in prossimità dell’inizio dei programmi didattici, iniziava la fiera del libro usato nei corridoi di scuola?

Ok, ti ricorderai anche che era un vero e proprio mercato di contrabbando legalizzato. Alunni che allestivano vere e proprie bancarelle del libro con prezzi e valutazioni di libri “più o meno” ricercati per affrontare l’anno scolastico che stava per iniziare.

Già dalla prima media, ciò che subito mi fu chiaro, era che i libri di testo più ricercati erano quelli “meno usati” e tendenzialmente quelli tenuti meglio.

Si andava dal libro intonso a quello assemblato con lo scotch. Da quelli con la copertina foderata a quelli che la prima pagina iniziava già con il primo capitolo. Ce n’erano veramente di tutti i tipi ed era veramente complicato accaparrarsi libri a cifre minime rispetto al nuovo. 

Al tempo, ma più per l’età giovane di noi tutti ragazzini, non esisteva una vera e propria nozione sulle valutazioni dei libri che era per lo più basata su una vecchia regola non scritta del prezzo stampato sul fondo della copertina e per il quale si toglieva di default un 30%.

Quindi un libro nuovo da 50mila Lire (25 Euro odierni) lo pagavi, usato, a scuola circa 15 mila lire in meno senza badare troppo allo stato del libro.

Io, che non ero tipo da bancarella a scuola, ero solo interessato a raccimolare più soldi possibili dai miei libri usati per tirarne fuori (possibilmente) il meno possibile acquistandone di altri per il nuovo anno scolastico che stava iniziando. Ma non era così facile.

Personalmente non ho mai messo in tasca più soldi di quanti ne avessi spesi, ma il concetto per cui i miei compagni di classe mi ritenevano una sorta di mago della compravendita di libri usati era per il fatto che dalle mie rivendite riuscivo a comprare libri per il nuovo anno senza mai rimetterci una lira, e che l’anno dopo avevano un valore maggiore rispetto a quello a cui acquistavo io in quel momento!

Credimi, non ci voleva una scienza. Ci voleva solo una pianificazione.

Cosa accadeva?

Di norma gli alunni della sezione superiore si presentavano in aula con il loro campionario di libri tutti identici e già in quell’occasione si poteva vedere quanta diversità di richieste ci fosse in classe.

C’è chi voleva solo il libro semi nuovo sennò se lo comprava nuovo, c’era chi si accontentava di qualcosa di medio-usato e c’era quello che cercava solo quello stra-usato.

Si creava un mercato chiuso tra i banchi e il tutto si riduceva ad uno scambio iniquo di libri che però necessariamente erano da comprare.

Quindi o lo prendevi alla cifra che ti richiedevano, a prescindere dal loro stato d’uso, o ne compravi uno nuovo dal cartolaio a prezzo pieno.

Quello che però di generazione in generazione non veniva compreso era che chi posizionava i suoi libri usati ad un prezzo “fuori mercato-scolastico di quel momento”, quel libro se lo teneva sul groppo e non lo vendeva più se non l’anno dopo alla classe che gli serviva, e così via.

Questo perché anche gli alunni, nel loro piccolo, ragionano; e se il gioco non vale la candela il libro se lo comprano veramente nuovo dal cartolaio.

Ricordo di alunni del quinto anno alle superiori che cercavano di piazzare a tutti i costi libri di 3 o 4 anni prima solo perché volevano una cifra che per loro era giusta mentre il (loro) mercato di riferimento ne diceva un’altra.

La realtà quindi è che non tutti riuscivano a vendere tutti i loro libri usati e non tutti di conseguenza riuscivano a comprarne di usati. Ma tutto filava per il verso giusto per me, perché io entravo in gioco proprio in quel frangente.

Cerco di spiegarmi meglio.

A differenza degli altri miei compagni di classe io avevo capito che bastava investire 2/3 giorni in più per farmi un’idea di quello che era proposto a scuola e farmi un’idea “possibilistica” sul mio reale incasso, al ribasso, dalle vendite dei miei libri usati.

Osservavo attentamente gli stessi libri che avrei dovuto vendere io e a che cifre erano proposti.  Adeguavo la mia richiesta, a seconda dello stato del libro che volevo vendere, al prezzo leggermente più basso di quelli più belli del mio e ad un prezzo molto più alto rispetto ad uno molto più scadente rispetto al mio (ed erano la maggiorparte).

Utilizzando una leva molto importante, che era “lo stato” a cui si vendeva il libro, indirizzavo da un altro venditore i miei possibili alunni-acquirenti a visionare lo stesso identico libro a cui erano interessati e li esortavo a comprare l’altro se lo avessero trovato più adatto a lui ma che prima di farlo sarebbero dovuti venire a dirmelo.

Al contrario, nel momento del mio acquisto il mio intento era quello di accaparrarmi un libro al prezzo (chiaramente) migliore e il mio obiettivo principale era un altro.

Ricercavo attentamente per la scuola alunni di classi superiori alla mia che negli anni prima si erano tenuti i loro libri invenduti e acquistavo così a cifre molto più basse rispetto anche al 50% del prezzo di copertina!

In questo caso la mia programmazione doveva assicurarmi un riacquisto di libri per il nuovo anno ponderato sul massimo risparmio. Dovevo farmi un’idea non approssimativa e ben programmata dei miei proventi dalle vendite per girarli (possibilmente senza aggiungerne di altri o aggiungerne il meno possibile) sugli acquisti dei nuovi libri usati.

Tutto molto elementare, non avevo inventato nulla. Quello che era del tutto nuovo è che non rimanevo mai con un libro invenduto.

Avevo sempre libri nuovi da usare durante l’anno scolastico che poi, avrei rivenduto l’anno dopo a cifre più alte riconsiderando ogni volta ciò che veniva offerto rispetto alle condizioni del mio.

Quello su cui io non sbagliavo era dunque il posizionamento sul mio “micro-mercato scolastico”. Studiavo chi proponeva i miei stessi libri di testo combinato con le richieste di chi, quei stessi libri, li avrebbe voluti usare.

Una volta accertato che il prezzo a cui io proponevo un mio libro era nel target di quegli alunni interessati, questi capivano che in quel momento il mio libro era per loro di gran lunga pagato meglio (non di meno e non di più ma meglio per loro come utilizzatori) rispetto al mio concorrente e cioè al libro più vicino alle condizioni del mio.

Il genio in tutto questo era che avendo già budgettato la mia spesa per l’acquisto dei libri potevo tranquillamente gestire i prezzi dei miei libri da vendere e cadere sempre in piedi con la consapevolezza di aver pianificato tutto come da programma.

Infatti una volta ipotizzata la massima resa dalle mie vendite pianificavo la minima spesa economica per l’acquisto di quelli per il nuovo anno stando molto attento al loro stato.

Di norma riuscivo ad acquistare libri in buono stato perché li compravo sempre tutti da alunni che avevano sulle croste il loro “primo” libro praticamente nuovo o usato un solo anno a cifre più basse.

Si creava così un circolo vizioso per cui per i seguenti anni, stando sempre attento all’utilizzo dei miei libri di scuola, i miei erano sempre posizionati meglio di qualsiasi altro libro usato in circolazione solo perché prendevo più informazioni rispetto agli altri.

Perché ti ho raccontato questa storia?

Ti ho raccontato questa mia esperienza vissuta non per il fatto che tutto ha un prezzo e tutto si vende, bensì perché tutto può essere venduto se conosci chi sta vendendo il tuo stesso prodotto, che tipo di prodotto stai vendendo, ma soprattutto, a chi e in che modo ti stai proponendo sul tuo mercato di riferimento.

In ambito immobiliare, così come accade nei corridoi di scuola quando c’è la sagra del libro usato a inizio anno, vendere per comprare è un’azione da programmare che necessita attenzione.

Se non avessi implementato questo concetto nel mio lavoro quando ho iniziato a fare l’agente immobiliare, molto probabilmente, anzi, quasi sicuramente, avrei fatto la fine di centinaia di “non” agenti immobiliari della città che oggi fanno altro nella vita.

Per questo oggi ho mi ritrovo a fare il ricercatore personale di immobili per i miei clienti. Per far si che le persone che cercano una casa da acqusitare lo facciano con un metodo scientifico e non guidati da una “inconsapevole inconsapevolezza”.

Mi chiamo Gianluca Zamuner e sono un Property Finder nella citta di Torino.

Se credi che l’immobile che stai cercando da tempo non esiste, o hai paura di incontrare sulla tua strada agenti immobiliari arrivisti e pensi di perdere il tuo tempo, e quindi il tuo denaro, contattami e capiremo insieme se l’immobile giusto per te è sparso da qualche parte qui in città.

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